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Calcio

Cattiveria, lucidità, cinismo, voglia di non arrendersi: ecco come Auteri sta plasmando il suo Benevento

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Il Benevento sa che deve rimanere con i piedi ben piantati per terra. Il successo sull’Altamura è preziosissimo, ma va già messo in archivio perché c’è il Foggia dietro l’angolo. “Con una classifica così corta e dopo appena quattro turni di campionato, il secondo posto non è per nulla indicativo rispetto a ciò che accadrà più avanti, ma di certo servirà ad affrontare i prossimi appuntamenti in modo più sereno e con maggiore consapevolezza nei propri mezzi”. Lo scrive Il Mattino.

“Al “San Nicola” – spiega il quotidiano – si sono viste cose buone ma ci sono state anche situazioni da rivedere. Tuttavia, se è vero che vincere aiuta a vincere, come pure che questo tipo di partite, con l’avversario rintanato nella propria metà campo, rischiano sovente di terminare a reti bianche, allora il bottino conquistato non può che essere considerato alla stregua di un piccolo forziere pieno d’oro. Un tesoretto da tenersi stretti, unitamente agli aspetti positivi emersi domenica sera: da quella cattiveria agonistica che ha portato il Benevento a rispondere colpo su colpo alle legnate dell’Altamura, non tirando mai indietro la gamba, alla lucidità, mantenuta per tutti e 98 i minuti di gara, che ha indotto gli stessi giocatori a credere nella vittoria fino all’ultimo istante, anche quando questa sembrava ormai praticamente sfumata”.

“Una squadra che non si accontenta – si legge – e il segnale chiaro ed inequivocabile è arrivato dalla panchina al minuto 42 della prima frazione: Acampora, un centrocampista, si arrende ad un fastidio muscolare e Auteri butta dentro Starita, un’altra punta, in aggiunta alle tre già in campo. Se la si vuol guardare solo da un punto di vista tattico, forse una mossa prematura (la squadra si è allungata e Prisco e Talia si sono ritrovati più isolati senza il trequartista a cucire il gioco), ma i cambi sono degli impulsi che il tecnico trasmette agli uomini in campo, molto più di una direttiva urlata dall’area tecnica o di uno schema disegnato su una lavagnetta nello spogliatoio. Senza Borello e Pinato, i due sostituti ideali di Acampora nel ruolo di rifinitore, cos’altro avrebbe dovuto inventarsi? Viviani che non è ancora al top avrebbe probabilmente abbassato troppo i ritmi che in quel momento, a metà gara, dovevano ancora essere tenuti alti. In certe partite bisogna osare. Provarci. E probabilmente senza quell’impulso la squadra negli ultimi 10 minuti si sarebbe sentita appagata”.

“Le sostituzioni – rileva Il Mattino – hanno prodotto anche il bis, con Simonetti-Lanini a confezionare e infiocchettare. Tra le note liete il fattore Oukhadda. L’italo-marocchino dopo due partite si è già preso il Benevento. Corre, fa a sportellate, litiga, porta palla, accompagna l’azione, si propone e si sovrappone, crossa, riaggredisce e chi più ne ha più ne metta. L’ultimo ad arrendersi. Il corner battuto magistralmente da Prisco per la testa di Berra è una sua personale e caparbia conquista. Altro fattore, il gol su palla inattiva. Il Benevento l’ha sbloccata usando il suo punto debole come arma per sorprendere l’avversario. Che non si aspettava di essere infilato nella propria comfort-zone. I giallorossi non hanno grandi colpitori di zucca. Ma tra Berra, Capellini e Lanini una rondine ogni tanto fa pure primavera. Il baby Nunziante al primo clean-sheet della stagione: non è stato super impegnato, ma si è mostrato sempre attento quando è stato chiamato in causa, anche con i piedi”.

“Ci sono – conclude il giornale – pure cose che non hanno funzionato. Starita ancora troppo lontano dalla porta, Lamesta deve leggere meglio alcune situazioni, Talia essere meno frenetico, le ripartenze vanno gestite in maniera diversa”.

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