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Calcio

Lega Pro, ci risiamo. Rimini escluso dal campionato, svincolo per tutti i calciatori e classifica che cambia. Altro torneo falsato

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Dalla vittoria della Coppa Italia di categoria sette mesi fa all’esclusione dal campionato a stagione in corso: la triste parabola del Rimini, estromesso ufficialmente dalla Serie C oggi, venerdì 28 novembre. “Il Presidente Federale, preso atto che la società Rimini Football Club s.r.l. è stata messa in liquidazione e visti gli articoli 16 e 110 delle NOIF, delibera di revocare l’affiliazione alla società con la decadenza dal tesseramento di tutti i tesserati del Rimini Football Club”, ha comunicato la Figc. Soltanto lo scorso 8 aprile si festeggiava la Coppa Italia di Serie C con la vittoria in finale contro la Giana Erminio. La decisione era nell’aria da giorni e si attendeva soltanto l’ufficialità. Il Rimini occupava l’ultimo posto del girone B del campionato con -5 punti, frutto di una penalizzazione complessiva di 16 punti per inadempienze amministrative, recuperati solo in parte con uno score di 3 vittorie e 2 pareggi in 15 partite. 

In virtù dell’esclusione del Rimini, la classifica del girone B registra cambiamenti importanti: vengono tolti tutti i punti guadagnati dalle squadre che hanno vinto o pareggiato contro i romagnoli. Una dinamica che cambia anche le posizioni di testa: ora al primo posto non c’è più l’Arezzo in solitaria con 38 punti, ma la coppia formata dai toscani e dal Ravenna a quota 35. Tre punti in meno anche per l’Ascoli, ora terzo a 7 punti dalla coppia di testa. 

La nuova classifica di Serie C 

  1. Arezzo 35*
  2. Ravenna 35
  3. Ascoli 28*
  4. Pineto 23
  5. Ternana 21*
  6. Guidonia Montecelio 21*
  7. Carpi 21*
  8. Forlì 20
  9. Campobasso 20**
  10. Vis Pesaro 19**
  11. Pianese 17*
  12. Sambenedettese 17*
  13. Gubbio 17*
  14. Juventus Next Gen 15*
  15. Livorno 14
  16. Pontedera 12
  17. Perugia 12
  18. Bra 10*
  19. Torres 8

*le squadre a cui sono stati tolti i 3 punti guadagnati contro il Rimini
**le squadre a cui è stato tolto 1 punto guadagnato contro il Rimini

Con la revoca del titolo sportivo, tutti i tesseramenti della società sono decaduti. In questa maniera, i giocatori che erano sotto contratto col Rimini, così come i membri dello staff tecnico, saranno già liberi di accasarsi altrove e firmare nuovi accordi già a partire dal mese di gennaio nel mercato invernale. 

Il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad aveva già inviato nella giornata di ieri, giovedì 27 novembre, una lettera al Presidente della Figc Gabriele Gravina chiedendo che almeno il settore giovanile e la squadra femminile possano concludere i rispettivi campionati. “L’interruzione dell’attività calcistica per l’intero settore giovanile e per le squadre femminili è uno scenario che, come comunità riminese, vogliamo primariamente evitare visto che in quelle squadre e per quei colori giocano e si allenano centinaia di ragazze e ragazzi che hanno alle spalle altrettante famiglie appassionate e oggi preoccupate. Se si determinasse tale scenario il danno sociale per Rimini sarebbe grave ed evidente”. 

La Lega Pro ha preso atto della decisione assunta dalla FIGC in merito alla revoca dell’affiliazione del Rimini FC dal campionato di Serie C. Una decisione assunta in ottemperanza alle norme federali in materia e resasi necessaria in seguito alla liquidazione volontaria depositata dall’amministratore giudiziario nei giorni precedenti. La Lega Pro, attraverso il suo Consiglio Direttivo, conferma la piena collaborazione con la FIGC per ogni decisione a favore della tutela del sistema calcio e della sostenibilità economico-finanziaria dello stesso, con norme più stringenti e rigorose all’iscrizione, come approvato nel corso dell’ultimo Consiglio federale, e l’introduzione degli indicatori di liquidità richiesti dalla Serie C nel corso della scorsa stagione. Per una sempre maggiore trasparenza e un più responsabile controllo dei costi, da questa stagione la Lega Pro ha introdotto il modello di Salary Cap in forma sperimentale, che dalla prossima sarà applicato in maniera definitiva.

«L’esclusione del Rimini, che avviene nel corso di svolgimento della stagione, genera un ulteriore grave danno alla Serie C in un momento di grande sforzo per aumentarne appeal, ritorni e visibilità» – dice il Presidente Matteo Marani. «Il nostro pensiero va in primis ai lavoratori penalizzati da questa estromissione, a partire dai dipendenti della società: calciatori, tecnici, personale amministrativo e tutti gli uffici. Così come è doveroso ricordare i tanti e appassionati tifosi del Rimini, penalizzati per primi da questo amaro epilogo».

Nell’intervista concessa ai colleghi di TMW, Giusy Anna Scarcella è intervenuta dopo l’ufficiale esclusione del Rimini dalla Serie C e la revoca dell’affiliazione FIGC, ricostruendo le tappe principali di una gestione che definisce segnata da ostacoli continui. “La strada del Rimini, quando sono arrivata, era già in salita”, ha esordito.

Scarcella ha spiegato perché aveva scelto di acquistare il club: “La bozza di bilancio non era disastrosa, c’erano crediti da riscuotere. Il calcio garantisce visibilità e pensavo fosse un’opportunità”. Ma sin dall’inizio, racconta, si è trovata di fronte “una guerra al massacro”, con contestazioni che avrebbero allontanato sponsor e investitori.

Il tema del sequestro delle quote, sottolineato da TMW, ha reso tutto più complicato: “Il Tribunale ha nominato un custode giudiziario. Il Rimini, di fatto, non è mai stato mio: non potevo partecipare alle assemblee, mentre tutti volevano dirmi cosa fare”. A fine agosto la decisione di mettere il club in vendita: “Ho fatto tutto ciò che potevo, anche economicamente. Ho chiesto aiuto al sindaco, ma non ho mai ricevuto risposta”.

La trattativa con il gruppo legato a Nicola Di Matteo sembrava aver risolto la situazione, fino al nuovo blocco: “Il preliminare era firmato, loro hanno pagato il dissequestro, ma gli avvocati di Rota si sono opposti. Io ero convinta che il club fosse venduto”. Nel frattempo, ha raccontato Scarcella, custode e sindaco unico “avevano già presentato istanza di fallimento senza avvisarmi, mentre stavo perfezionando la cessione”.

La conclusione è amara: “Dire che ho gestito il club è una supercazzola. Tornassi a luglio, non prenderei nemmeno la squadra dell’oratorio. È stato un percorso disintegrante: il calcio non mi appartiene”.

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