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Calcio

Confronto, coinvolgimento, umanità e leggerezza: i segreti di Floro Flores, per il quale sono pronti rinnovo annuale e adeguamento

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‘Il nostro contratto è una stretta di mano. Le cifre? Non abbiamo questi problemi. Ho detto al presidente ‘Io sto con lei. Metto la firma, il resto è opera sua’. Voglio solo restare a Benevento e fare grandi cose. Il presidente ha un obiettivo preciso, vuole riportare questa squadra in Serie A e io voglio allenare in Serie A. Il nostro è un obiettivo condiviso’. Lo aveva detto già in altre occasioni Antonio Floro Flores che era pronto a firmare in bianco. E nel siparietto di venerdì sera a “Offside” su “Ottochannel” lo ha semplicemente ribadito. L’intesa per il prolungamento del tecnico del Rione Traiano è già sul tavolo. Oreste Vigorito non ha bisogno di trovare un accordo. D’altro canto i numeri parlano chiaro. Dodici partite, 10 vittorie, un pari e una sconfitta. La conferma per il prossimo anno è scontata, poi si vedrà”. Lo riporta Il Mattino. 

“Floro Flores – rivela il quotidiano – al momento ha il contratto da tecnico della Primavera (meno di 2mila euro al mese), che gli verrà adeguato già per la stagione corrente, a decorrere dal giorno in cui ha preso il timone, e per quella successiva. Un sensibile ritocco dell’ingaggio per assegnargli una dimensione professionistica. La firma con Vigorito è sempre e solo un dettaglio. Quando il presidente dà la sua parola, non si torna indietro. L’accordo avrà durata annuale, Floro sottoscriverà, appena possibile, il rinnovo fino al 30 giugno 2027”. 

“E’innegabile che – ribadisce il giornale – dal suo avvento la squadra abbia svoltato. Ha cominciato in sordina, lavorando nel solco di quanto creato da Gaetano Auteri che in ogni caso aveva già dato un’identità e una impostazione tattica. Che Floro, sapientemente ha affinato senza operare rivoluzioni. Si è concentrato sui dettagli, ha dato maggiori responsabilità allo staff, che poi era lo stesso che supportava il predecessore, coinvolgendolo nei processi decisionali, assegnando ad ognuno mansioni specifiche, facendoli sentire importanti. Dall’uomo solo al comando, si è passati al lavoro di squadra. Dall’accentrare al delegare. Nel calcio i numeri contano e certificano che il Benevento ha subito una trasformazione. Con Auteri 3 sconfitte in 13 gare, con Floro soltanto una in 12 partite. Otto vittorie per don Tano, ben 10 per il suo erede in panchina”. 

“Tra i principali meriti, quello di aver compattato il gruppo – si legge ancora – e recuperato calciatori che con Auteri venivano impiegati poco, a cominciare da Tumminello, per proseguire con Romano e Talia. Ha applicato poco alla volta la sua filosofia di gioco, entrando in punta di piedi. Poi, com’è giusto che sia, si è allargato, in modo direttamente proporzionale alla sua esuberanza. Sa come trattare i calciatori. Ci scherza spesso, si pone come un un collega più anziano e non come un superiore. Fa valere la sua autorità quando serve. Si arrabbia, urla e fa scenate. Dopo un po’ gli passa, fa una battuta per stemperare la tensione e si torna a sorridere. Nello spogliatoio c’è armonia, anche chi gioca di meno si sente protagonista”. 

“Qualche fisiologico scontento c’è, ma nessuno – prosegue l’articolo – fa pesare il proprio stato d’animo. E se lui se ne accorge, lo va a rincuorare. Conosce bene le parole che deve usare. E’ stato calciatore anche lui, sa perfettamente come ci si sente ad essere esclusi, messi da parte. Esattamente come Auteri, Floro Flores ha coraggio, non ha paura di fare le scelte. Ma è avveduto, meno rigido. Ed è più addentro alle dinamiche di spogliatoio, quelle che afferiscono alla sfera più personale dei singoli. In questo lo ha aiutato il fatto di arrivare dal settore giovanile, dove i ragazzi vanno seguiti nel percorso di crescita e anche da uno sguardo riesci a capire chi vive un disagio. Parla con loro, si confronta. Li protegge, fa da parafulmine e si prende pure responsabilità non sue. Tanta roba”. 

“Da scugnizzo napoletano, ben venga – conclude Il Mattino – anche la sua simpatica teatralità. L’unica cosa da evitare, è il sentirsi invincibile. Con tutto quello che gli sta succedendo, può venir facile montarsi la testa. E’ un ragazzo intelligente e saprà scongiurare il rischio deragliamento comunicativo. Certo, finora ha avuto la sua buona dose di fortuna, ma nel calcio senza quella non si va da nessuna parte. E la dea bendata, di solito aiuta gli audaci”.

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