Calcio
Fabio Ceravolo: “Benevento-Carpi è il libro di storia di cui ricordo ogni pagina, e ho ancora i brividi. Salvemini mi assomiglia, Lamesta come Falco e Ciciretti”
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Fabio Ceravolo è la dimostrazione di come non serva indossare tanti anni la stessa maglia per diventare un idolo di una tifoseria. Nella stagione 2016/17, con 21 gol, tra regular season e playoff, l’attaccante fu tra i principali artefici della prima storica promozione in A del Benevento. Ceravolo, che ora è interior design ma gioca ancora in Promozione emiliana, andò via dopo appena un anno, per trasferirsi al Parma, dove pure vinse un altro campionato di B. Ma “i colori giallorossi mi sono rimasti nel cuore”, dice l’ex Cremonese e Padova, che ha rilasciato un’interessante intervista al quotidiano Il Mattino.
Con il Benevento avanti di 7 punti, la sfida di stasera col Catania può chiudere definitivamente il discorso promozione?
“Mancano ancora tante partite, ma se i giallorossi andassero a più dieci sarebbero all’80% in B. Questo campionato può perderlo solo il Benevento”.
Sugli spalti è attesa un’atmosfera che ricorderà quella della finale playoff per la A tra la strega e il Carpi…
“I tifosi possono solo fare il bene di una squadra. Noi calciatori viviamo per queste partite, per vedere i tifosi esultare, cantare e sventolare le bandiere. I tifosi sanniti sono straordinari e passionali e Benevento è una città che vive di calcio”.
Cosa ricorda di quella impresa?
“Tutto. Come farei a dimenticarla? Se ci penso ho ancora i brividi. È un libro di storia di cui ricordo ogni pagina, fin dal primo giorno in cui sono arrivato, fino all’ultimo, quello più doloroso, perché non sarei mai voluto andare via. Ricordo la festa in città, dopo il triplice fischio col Carpi; a distanza di nove anni ricevo ancora tanto affetto dai tifosi. Facemmo una grande stagione, ma ricordo che verso la fine incappammo in un momento negativo, con tre sconfitte in quattro partite. Io, come altri, sapevamo di avere una occasione unica, perché tutti si aspettavano, da una neopromossa, una salvezza tranquilla. Abbiamo capito che eravamo forti e che dovevamo salire sul treno della promozione, che rappresentava una grande opportunità. La vittoria nel derby con l’Avellino diede la svolta”.
Da quella Serie A, alla Serie C in pochi anni. Che effetto le ha fatto vedere il Benevento crollare?
“Mi ha fatto molto male e non me ne capacitavo. Mi aspettavo che il Benevento potesse stabilizzarsi in massima serie, vista la passione, la competenza e le capacità economiche del presidente Vigorito. Purtroppo, il calcio non è però una scienza esatta e ci sono tante componenti che devono incastrarsi per arrivare ai risultati”.
Il Benevento attuale sta dimostrando di essere la squadra più forte del girone?
“Società e dirigenza hanno fatto un grande lavoro. Non era facile essere primi in questo modo, in un campionato competitivo con squadre come Catania, Salernitana e Cosenza. Sono rimasto sorpreso dall’esonero di Auteri, visto che comunque il Benevento era in alto. E non mi aspettavo un filotto così importante di Floro Flores, ha certamente grandi meriti. Mi ha impressionato il suo voler giocare sempre a viso aperto”.
I tifosi giallorossi le diedero il soprannome di “belva”. Chi è la “belva” nell’attacco di Floro Flores?
“Salvemini mi assomiglia per caratteristiche fisiche, ma anche per la capacità di attaccare la profondità di saper stare in area di rigore. Tumminello è anche un grande attaccante, senza problemi fisici forse avrebbe giocato stabilmente in B. Lamesta assomiglia a Falco e Ciciretti”.
Padella, De Falco e Melara, tre suoi vecchi amici tornati per amore della maglia…
“Basta poco per capire se le persone sono leali, serie e competenti e ciò si legge negli occhi di questi ragazzi che hanno fatto tanto per Benevento e per il Benevento. Erano così da calciatori e sono così ora, in altra veste”.
Vigorito riuscirà a riportare la strega in Serie A?
“Non so quando, ma ci riuscirà. Il suo obiettivo è quello di stabilizzarsi, creando un modello stile Sassuolo”.





