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Calcio

Strega, la vittoria di Floro Flores. Il tecnico tira fuori il meglio da una settimana complicata, ma non cancella in un sol colpo tutte le fragilità 

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Certe vittorie valgono più di tre punti. Perché arrivano quando cominciava a farsi sentire il peso dell’attesa, quando la classifica imponeva una risposta e quando attorno alla squadra iniziavano ad affacciarsi i primi interrogativi. Il Benevento si è rimesso in carreggiata battendo il Verona e lo ha fatto con una grande prova di carattere, trovando, come sottolinea Il Mattino, nel cambio di assetto e nella forza delle idee di Floro Flores la strada per lasciarsi alle spalle il difficile avvio di campionato. È stata, a tutti gli effetti, la vittoria dell’allenatore.

Per il nuovo sistema di gioco, per la lettura della partita, per la gestione dei cambi e dei momenti topici del match. E poi ci sono quegli abbracci con i calciatori al termine della gara, immagini che probabilmente spiegano meglio di tante parole il come e il perché sia arrivato questo primo, tanto sospirato successo. Come se squadra e tecnico si fossero finalmente tolti un peso dalle spalle. Un’affermazione figlia di quello che può essere definito vero e proprio animus pugnandi. Il Benevento non ha smesso di lottare e ha saputo rispondere anche ai momenti di difficoltà, trovando quella capacità di restare dentro la partita che nelle prime uscite era sembrata venire meno. C’è un dato che fotografa bene il salto di qualità fatto nella ripresa: due occasioni realmente pericolose e due gol. Cinismo puro. Proprio quello che era mancato nelle prime tre giornate. E, per qualche tratto, la squadra è sembrata anche più smaliziata, pur trattandosi di un aspetto sul quale bisognerà ancora lavorare.

La Serie B continua a richiedere scaltrezza, freddezza e capacità di gestire gli episodi, ma contro il Verona il Benevento ha mostrato segnali incoraggianti. La vittoria è stata anche il risultato della giusta combinazione tra il nucleo storico e i nuovi innesti. Finora il mercato aveva inciso poco e il contributo degli ultimi arrivati era mancato, ma stavolta sono arrivate risposte importanti. Ottima la prestazione di Okereke, così come quella di Sernicola. Dopo un primo tempo complicato, Siatounis è cresciuto nella ripresa, diventando strategicamente importante soprattutto nella pressione alta e nel lavoro senza palla. È vero che, ancora una volta, dei nuovi acquisti sono stati soltanto 3 quelli schierati dall’inizio, su 11 arrivi complessivi. Ma quello che conta è che finalmente anche il mercato ha iniziato a dare il proprio contributo. E mentre i nuovi provano a inserirsi, la carretta continua a essere tirata dal blocco dello scorso anno. Pierozzi e Lamesta sono tornati a essere mortiferi in zona-gol come nella passata stagione. Positive anche le prove di Vannucchi, Scognamillo e Salvemini, altri uomini di quel gruppo che continua a rappresentare la spina dorsale della Strega. Una menzione particolare la meritano Saio e Kouan, probabilmente una spanna sopra gli altri per continuità e intensità. Il centrale difensivo è stato coinvolto, in concorso di colpa, nell’azione che ha portato al gol di Sarr, ma è stato anche protagonista del recupero che ha avviato l’azione della rete di Lamesta e di una serie di chiusure provvidenziali nella ripresa, soprattuto nel gioco aereo.

Il successo tuttavia non cancella in un sol colpo le fragilità. Nel primo tempo, dopo aver trovato il vantaggio e giocato una ventina di minuti di buon livello, si è improvvisamente spenta la luce. Per circa 25 minuti il Benevento è stato in balìa del Verona e in quel frangente è emerso anche il divario tecnico e fisico esistente tra le due squadre. I giallorossi hanno però saputo sopperire a quella differenza nella ripresa con combattività, intensità e una gestione della gara decisamente più efficace. Qui è entrato in gioco il lavoro del tecnico, capace di accompagnare la squadra dentro i momenti della partita e di trovare le soluzioni necessarie per non lasciare agli scaligeri il controllo della contesa. Il 4-3-3 ha dato risposte importanti, ma apre ora un nuovo interrogativo in vista del rientro di Prisco. La sensazione è che non sarà sempre così. Il tecnico sembra intenzionato ad adattare il sistema di gioco all’avversario e al tipo di partita, scegliendo di volta in volta la soluzione più adatta in base alla condizione dei suoi ragazzi e anche alle caratteristiche dell’avversario.

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