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Calcio

Da Udine a Benevento: così nasce il Floro Flores allenatore. L’intuizione che viene da lontano, Marino svela i segreti del predestinato

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A Udine Antonio Floro Flores ha capito, per davvero, cosa fosse la Serie A, dopo averla assaporata, da giovanissimo, con Napoli e Sampdoria. Il club bianconero lo prese, nell’estate del 2007, dall’Arezzo, in Serie B. A guidare i friulani arrivò Pasquale Marino che gli diede subito fiducia (titolare alla prima giornata del campionato 2007/08 a San Siro contro l’Inter scudettata di Mancini). 

Quella bianconera è la maglia che Floro ha indossato più volte in carriera – 166 – e con cui ha segnato di più – 32 gol -; stesso dicasi per Pasquale Marino, sedutosi 126 volte in panchina con l’Udinese. L’allenatore di Marsala è uno navigato, ha lavorato in piazze calde: è stato a Foggia, Parma, Genova, Pescara, Vicenza, Frosinone, Brescia, Spezia, Palermo, Empoli, Ferrara, Crotone e Bari. Lo scorso anno, con 4 vittorie in 8 partite, ha quasi salvato la Salernitana, arrendendosi soltanto al playout contro la Sampdoria. A Catania, dal 2005 al 2007, ha firmato prima una promozione in A e poi una salvezza. Ha rilasciato una intervista a Il Mattino.

Floro Flores allenatore. Una sorpresa?
“A Udine si è ritrovato giovanissimo, solitamente se un calciatore vuole intraprendere la carriera in panchina, lo si capisce in età più avanzata. Aveva tanta concorrenza: gente come Pepe, Di Natale, Quagliarella, Gyan, Sanchez. Antonio ha fatto una buona carriera, forse inferiore però a quello che poteva fare. Per qualità tecniche, avrebbe potuto giocare tranquillamente in Nazionale”.

Esonerare l’esperto Auteri, per prendere un allenatore che non aveva mai allenato nei professionisti. Un salto nel vuoto…
“Per fare una scelta del genere, significa che Antonio poteva essere una certezza. Direttore e presidente lo hanno visto lavorare e hanno visto la sua personalità. Lui è stato bravo a creare un buon rapporto con i calciatori, ad avere continuità di risultati e soprattutto a gestire una rosa ampia”.

Aver smesso da poco di giocare, come nel caso di Floro Flores, può essere stato vantaggio nel sedersi subito in panchina?
“Antonio sa come si vive lo spogliatoio, ha avuto tanti campioni come compagni di squadra, in società importanti. Sicuramente ha saputo inserirsi nel gruppo, dialogare con i calciatori e farsi apprezzare. Pur avendo poca esperienza in panchina, aver giocato ad alti livelli lo ha aiutato”.

Benevento lanciato verso la B. Si aspettava di più da Catania e Salernitana?

“Sicuramente sì, fino ad un certo momento è stato tutto in equilibrio. Si immaginava un campionato combattuto fino alle ultime giornate. Il Catania ha mollato e, dopo lo scontro diretto, il campionato è finito lì. Ci si attendeva di più anche dai granata, che erano partiti benissimo. Entrambe erano state costruite per salire direttamente in B; come Benevento, non sono piazze da C. Dispiace un po’, perché sono due squadre a cui sono affezionato. A Catania sono stato bene, centrando due grandi traguardi, a Salerno, l’anno scorso, è successo qualcosa di assurdo. Abbiamo fatto 12 punti in 6 partite, poi si sa cosa è successo con i playout”. 


Anche etnei e granata hanno cambiato allenatore…
“Ha sorpreso di più la scelta di Toscano, soprattutto dopo una vittoria esterna. C’era poco da recriminargli: il Catania ha fatto un ottimo campionato, soccombendo solo ad una squadra forte. I rossazzurri hanno scelto un allenatore giovane, come Viali, che comunque ha già allenato in B. L’esonero di Raffaele a Salerno è stato sicuramente meno sorprendente; con Cosmi è stata fatta una scelta di esperienza”.

Lei è in attesa di una nuova avventura? Sarebbe potuto tornare a Salerno?
“Quando sono arrivato lì, avevamo accordi di permanenza soltanto in caso di salvezza. Quando mi chiamarono, la Salernitana era penultima, accettai perché le difficoltà mi stimolano. Nessuno si aspettava potessimo fare così tanti punti. Dopo l’esonero di Raffaele, ho letto il mio nome, ma, onestamente, non ho mai avuto contatti. Ora qualche chiamata mi è arrivata, ma, ad una certa età, le scelte devono essere ponderate. Ho voglia di divertirmi ancora e ci vuole la convinzione giusta, ma soprattutto il progetto giusto”.

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