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Calcio

“Amo lavorare con i ragazzi e dare qualcosa di mio a ciascun giocatore”: dentro i segreti del predestinato Floro Flores

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Si è fatto da solo lo scugnizzo del Rione Traiano che, dall’esordio in prima squadra col Napoli a diciassette anni, ne ha fatta di strada e ha cambiato veste. Appesi gli scarpini al chiodo, Antonio Floro Flores ha iniziato la carriera da allenatore. È partito dal basso, dalle giovanili di Casertana e Paganese, per poi passare in Eccellenza (Frattese), in Serie D (Angri) e tornare a lavorare con i ragazzi, a Giugliano, nel 2023. Con l’Under 17 gialloblù fu eliminato dal Benevento agli ottavi di finale Scudetto: insomma, il giallorosso era nel suo destino. Il ds del settore giovanile sannita, Puleo, lo ha voluto per allenare la formazione Under 17, condotta fino alla finale Scudetto persa contro la Ternana. Poi la promozione in Primavera, prima della chiamata del presidente Vigorito, per subentrare ad Auteri. Il resto è storia: 17 vittorie in 22 partite e strega promossa in B. Il tecnico ha rilasciato una bella intervista al quotidiano Il Mattino.

Che sensazioni prova a cinque giorni di distanza?

“È stato qualcosa di straordinario. Ho l’adrenalina in corpo e la notte faccio ancora fatica a dormire. Un’emozione così è indescrivibile e difficile da spiegare”.

Le saranno arrivati tantissimi messaggi…
“Ho avuto tanti attestati di stima: mi hanno scritto Paolo Cannavaro, Daniele De Rossi, Ciro Ferrara, Dario Baccin, Massimo Carrera, Nino D’Angelo, Giovanni Stroppa e Vincenzo Italiano”.

A cosa ha pensato quando il presidente Vigorito le ha chiesto di sedersi sulla panchina della prima squadra?

“Non me lo aspettavo, Auteri aveva vinto a Foggia e quindi non potevo immaginare cambiassero. Il presidente mi ha convocato nel suo ufficio, abbiamo parlato, poi ho incontrato il direttore Carli e il giorno dopo mi hanno affidato la panchina. È successo tutto in fretta”.

Con il presidente un rapporto tra padre e figlio?

“Tra noi si è creata subito una grande chimica, mi piace coinvolgerlo in tutto, perché se lo merita per la passione che mette e per gli investimenti che fa. Capisce di calcio, ma parliamo sempre di altro, perché è un uomo di grande cultura. Ho avuto momenti difficili, ma lui mi ha sempre rasserenato. Sono fortunato ad averlo”.

Qual è stata la prima cosa che ha pensato di trasmettere ad una squadra che ha ereditato ad appena due punti di ritardo dal primo posto?

“Nella prima settimana non pensavo di cambiare nulla, volevo iniziare a mettere qualcosa di mio. Pensavo di voler sfruttare i tanti attaccanti e stavo capendo se potessero sacrificarsi. Ho cambiato modulo dopo la sconfitta di Cosenza”.

Dopo il ko al Marulla, il suo Benevento ha iniziato una serie di 17 risultati utili consecutivi. Qual è stata la gara della svolta?

“Proprio quella di Cosenza, da quel momento abbiamo fatto cose straordinarie. La consapevolezza è poi aumentata col passare delle partite e nel gruppo si è creata una grande chimica”.

Quale invece quella che le ha fatto capire che avreste vinto il campionato?

“A Caravaggio ho capito che avevo una squadra forte e consapevole. Dopo il 3-1, a fine primo tempo, negli spogliatoi ho percepito nei ragazzi la voglia di vincere”.

Ceresoli, Saio, Prisco, Talia e Carfora. È riuscito anche a valorizzare i giovani…

“Amo lavorare con i ragazzi e amo dare qualcosa di mio a qualsiasi giocatore. Averlo potuto fare per una società che punta tanto sui giovani, significa aver compiuto qualcosa straordinario. Ho trovato dei ragazzi vogliosi di imparare e allenarsi”.

Vannucchi, Scognamillo, Caldirola, Maita, Tumminello e Salvemini. Importante è stato anche l’apporto dei più esperti…

“Ai più grandi ho dato il compito di essere da esempio e di parlare tanto. Da loro ho ricevuto sempre grande stima e predisposizione al sacrificio. Hanno fatto capire a tutti l’importanza di vincere”.

Spesso ha detto che la carriera in panchina le sta dando qualcosa di diverso da ciò che ha avuto da calciatore. Perché la scelta di iniziare a fare l’allenatore?

“Da calciatore godevo per me e per la squadra. Da allenatore sono felice se la squadra gioca bene e di vedere i ragazzi vincere. Fare l’allenatore non era nei miei piani. A Caserta facevo sia il responsabile del settore giovanile che l’allenatore dell’Under 17. Ho capito che mi piaceva di più la seconda, quando mi sono emozionato prima di una partita”.

Cosa c’è nel Floro Flores di ora di quel ragazzo che iniziava a giocare a calcio nel Rione Traiano?

“C’è tutto quello che c’era all’epoca, ma con una maturità e una responsabilità diverse. La voglia e l’umiltà mi sono rimaste”.

Per il Benevento firmerebbe in bianco?

“Col presidente c’è un rapporto di grande rispetto e stima, presto penseremo al futuro”.

Ha spazio per imprimersi sulla pelle la prima vittoria in panchina?

“I tatuaggi non mi piacciono più, ma lo farò perché è un ricordo indelebile”.

Il Napoli può ancora credere allo Scudetto?

“Il distacco è importante ma le sorprese possono sempre capitare. Certamente, nella stagione del Napoli hanno inciso i tantissimi infortuni di giocatori fondamentali”.

Conte-Nazionale è un argomento che tiene banco in questi giorni…

“Il mister ha vinto tanto, è intelligente e qualora decidesse di accettare, vuol dire che ha voglia di fare un lavoro diverso e non andrebbe giudicato. Da napoletano, mi auguro resti per far sognare ancora tutti i tifosi azzurri”.

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