Calcio
Strega, due punti persi ma niente drammi: l’importante è non smarrire la propria identità
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C’è un confine sottile tra il rammarico per due punti gettati al vento e la tentazione di mettere in discussione tutto ciò che di buono è stato costruito finora. Il Benevento, dopo il 2-2 maturato nei minuti finali contro il Vicenza, deve guardarsi bene dal superarlo. Perché, come scrive Il Mattino, la rimonta dei berici brucia, eccome se brucia, soprattutto per come è arrivata, ma non può cancellare il percorso compiuto dalla squadra di Floro Flores né trasformare un pomeriggio storto in un processo generale. La Strega ha dominato a lungo una diretta concorrente, ha costruito occasioni in serie per chiudere la partita e ha avuto più volte la possibilità di portarsi sul 3-0, ma anche sul 3-1. Eppure, alla fine, si è ritrovata con un solo punto in mano, dopo averne assaporati tre per quasi tutta la gara. È questo il calcio, è questa soprattutto la Serie B: una categoria infida, nella quale non basta dimostrare di essere superiori per vincere, perché bisogna anche avere la lucidità e la cattiveria agonistica per mettere definitivamente al sicuro il risultato.
Il primo tempo del Benevento era stato di assoluto spessore. Intensità, qualità, personalità e capacità di colpire: la squadra aveva interpretato la partita nel modo migliore, mettendo in difficoltà un Vicenza che, al di là del risultato finale, per lunghi tratti non era riuscito a produrre nulla di trascendentale. La Strega aveva trovato gli spazi, aveva costruito le proprie opportunità e avrebbe potuto indirizzare definitivamente la sfida già prima dell’intervallo. Anche nella ripresa, prima che la partita cambiasse volto, le occasioni per allungare non erano mancate. Il problema è stato proprio questo: non aver saputo trasformare la superiorità in un vantaggio inattaccabile. A volte, quasi inconsapevolmente, può subentrare una sensazione di appagamento, la convinzione che la partita sia ormai in pugno e che il più sia stato fatto. È una trappola nella quale si può cadere senza nemmeno rendersene conto. Quando il risultato sembra acquisito, si abbassano di qualche centimetro la soglia dell’attenzione e l’intensità, si perde un pizzico di ferocia nelle seconde palle, si concede all’avversario quella fiducia che fino a pochi minuti prima sembrava non avere. E basta poco per riaprire una gara che pareva chiusa. La Serie B non perdona queste distrazioni: non permette rilassamenti, non concede sconti e non accetta che si dia per scontato un risultato prima del triplice fischio.
Il Benevento dovrà fare tesoro di questa lezione, perché il pareggio con il Vicenza è un’occasione persa, ma può diventare anche un passaggio importante nel processo di maturazione della squadra. Con il 2-2 si finisce per guardare soltanto a ciò che non ha funzionato, rischiando di perdere di vista tutto il resto. Le critiche sono legittime, soprattutto quando riguardano gli errori che hanno inciso sul risultato. Ma devono essere proporzionate a quanto si è visto, non diventare una sentenza. Il Benevento, finora, ha tenuto testa praticamente a tutte le avversarie affrontate e ha dimostrato di avere un’identità riconoscibile, una precisa attitudine offensiva e margini di crescita ancora importanti.
Floro ora deve ripartire dalle certezze acquisite, che non sono poche e non posso essere scalfite da una rimonta subita. Siatounis, per esempio, sta scalando le gerarchie e appare sempre più a suo agio nel sistema di gioco. Non è più soltanto un’alternativa da utilizzare in determinate circostanze: sta diventando una risorsa preziosa, capace di garantire equilibrio e di inserirsi con efficacia negli spazi. Altro elemento da non sottovalutare è che il Benevento anche con il 4-3-3 non ha smarrito la propria vocazione offensiva. La squadra continua ad approcciare le partite con l’atteggiamento giusto, cerca di prendere in mano il gioco e produce occasioni. Il problema, semmai, è imparare a gestire i diversi momenti della gara senza rinunciare a questa attitudine. C’è amarezza, ma proprio questa è la differenza tra una squadra che si limita a competere e una che vuole crescere davvero: la capacità di trasformare le occasioni mancate in insegnamenti, gli errori in esperienza, le delusioni in motivazioni. La Strega ha perso due punti, non certo la propria identità.





