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Calcio

Floro e il lavoro sporco di Salvemini: il centravanti ha un ruolo fondamentale nell’economia del gioco, ma è giusto tenerlo in campo anche se spremuto?

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Il pareggio col Vicenza ha lasciato in eredità rammarico e qualche riflessione in casa Benevento, ma anche la consapevolezza che la squadra ha qualità e mezzi per continuare a giocarsela con tutti. In questo contesto, il tecnico sta valutando anche la possibilità di apportare qualche modifica all’assetto o alle scelte iniziali. Le critiche ricevute per la gestione dei cambi contro i berici, benché ingenerose, non sono passate inosservate, ma il tecnico ha dimostrato più volte di saper lavorare sulle situazioni emerse dalle partite e di non essere impermeabile alle riflessioni. L’idea di cambiare qualcosa in vista di Arezzo comincia a farsi strada, anche perché il recupero degli indisponibili gli offre nuove possibilità e amplia il ventaglio delle soluzioni a disposizione. 

Tuttavia, è ancora presto per parlare di decisioni già prese o di rivoluzioni in vista: ci sono ancora condizioni fisiche da verificare e valutazioni tattiche da approfondire. La ritrovata abbondanza, in ogni caso, rappresenta un’opportunità. Avere più alternative significa poter scegliere in base all’avversario, alle caratteristiche richieste dalla partita e alle condizioni dei singoli, oltre a poter contare su cambi capaci di incidere anche a gara in corso. È proprio questo uno degli aspetti sui quali il Benevento è chiamato a crescere: non soltanto partire bene e costruire occasioni, ma riuscire a mantenere intensità e lucidità fino all’ultimo minuto. Floro Flores sa che il pareggio con il Vicenza ha lasciato qualcosa da correggere, ma adesso può farlo con una rosa che recupera pezzi importanti e offre nuove possibilità. E se la concorrenza interna aumenta, tanto meglio: sono i problemi che ogni allenatore vorrebbe avere quando si avvicinano gli appuntamenti che possono indirizzare il cammino in campionato. Se il passaggio alla difesa a tre contro il Cesena aveva dato i risultati sperati, aiutando il Benevento a proteggere il vantaggio e a conquistare una vittoria importante, contro il Vicenza, invece, la stessa soluzione non ha prodotto gli effetti desiderati. 
Non esistono moduli buoni in assoluto e altri da scartare a priori: tutto dipende dalle caratteristiche degli avversari, dal momento della partita e dagli uomini a disposizione. Ma proprio per questo, per evitare di diventare prevedibili, può essere utile anche sorprendere il collega di turno, scegliendo una soluzione diversa da quella che si aspetta. Il Vicenza non era il Cesena e la partita stava raccontando una storia differente. Fatta eccezione per il gol dell’1-2 firmato da Corazza, i veneti non avevano dato l’impressione di poter travolgere il Benevento. I giallorossi avevano ancora energie e carte da giocarsi per rendersi pericolosi, tanto più che le occasioni per chiudere definitivamente i conti continuavano a presentarsi. In quel frangente, forse, sarebbe stato possibile intervenire in maniera diversa, sia nell’assetto sia nella gestione delle energie, per evitare che la squadra finisse per arretrare troppo e lasciare campo all’avversario. È un aspetto sul quale interrogarsi, senza però trasformare una scelta discutibile in una bocciatura complessiva del lavoro dell’allenatore.
 
In questo senso, il ruolo di Salvemini resta di capitale importanza. Il centravanti si spende per la squadra, lotta, apre spazi, attacca la profondità e si rende utile anche lontano dall’area di rigore. Un compito prezioso, ma dispendioso, che inevitabilmente può incidere sulla lucidità quando arriva il momento di concretizzare. Non si può pretendere che una punta sostenga per 90 minuti lo stesso livello di intensità e mantenga sempre la medesima freschezza sotto porta. Proprio per questo, almeno in alcune circostanze, potrebbe essere opportuno concedergli qualche minuto di riposo nel finale, soprattutto quando la partita richiede energie diverse e occorre mantenere alta la capacità di ripartire. Una sostituzione non sarebbe una bocciatura, ma uno strumento per preservare il rendimento del giocatore e offrire nuove soluzioni alla squadra. Adesso, però, non c’è tempo per rimuginare troppo. All’orizzonte c’è la trasferta di Arezzo, un altro scontro diretto che metterà alla prova la capacità del Benevento di reagire. Dopo un ciclo che ha visto i giallorossi disputare cinque partite in casa e due fuori, la Strega torna lontano dal Vigorito con la necessità di dimostrare di aver metabolizzato la delusione. Non serviranno rivoluzioni, né processi sommari, ma solo attenzione, concretezza e la consapevolezza che ogni partita deve essere giocata fino all’ultimo secondo.

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