Calcio
Strega, l’attacco deve ricaricare le polveri, bagnate nelle ultime due gare: solo un gol e peraltro su rigore. Lamesta si è smarrito e deve ritrovarsi
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Dopo la “scorpacciata” di Arezzo, il Benevento ha smarrito un po’ di “killer instinct” negli ultimi metri: col Catanzaro il gol, ma su rigore, di Salvemini e con la Cremonese invece lo zero nella casella dei gol fatti. È un certamente un po’ presto per creare allarmismi, visto che con 14 reti segnate il Benevento ha il quinto attacco del torneo, dietro comunque a squadre del calibro di Palermo, Modena, Pisa, Verona e Mantova. Se contro il Catanzaro le occasioni erano state create, ma il secondo gol non è arrivato a causa della mira imprecisa di Kouan, Lamesta, Salvemini e Mignani, contro la Cremonese invece le vere chance hanno latitato. Se ne contano appena due: un colpo di testa di Siatounis al 3’ e nel finale di gara un destro in acrobazia di Sernicola, salvata da Baschirotto sulla linea, anticipando Salvemini appostato sul secondo palo.
Sulla poca incisività negli ultimi metri, che si è vista soprattutto anche nella ripresa nonostante una Cremonese arroccata ad aspettare nel poter ripartire, hanno inevitabilmente inciso le scelte dell’allenatore. Salvemini è partito dalla panchina, perché aveva probabilmente bisogno di rifiatare (con 809’ è il terzo per impiego tra i giocatori di movimento in rosa), e contro due centrali possenti come Luperto e Baschirotto sono mancate la sua fisicità e capacità di proteggere palla per far salire la squadra; Mignani, che lo ha sostituito, ha altre caratteristiche. E poi c’è Lamesta che è in preoccupante involuzione. Dopo non aver giocato dall’inizio ad Arezzo, subentrando nel finale, l’ex Rimini è tornato titolare nelle ultime due partite, non giocandole però entrambe per intero: col Catanzaro è stato sostituito al 62’, al 45’ invece a Cremona. “Mignani e Lamesta non mi sono piaciuti e li ho tolti. Avevo pensato di togliere anche Okereke”, la spiegazione di Floro Flores ai cambi effettuati a fine primo tempo. È evidente come Lamesta sia il lontano parente del calciatore determinante ammirato lo scorso anno (13 gol e 18 assist) e lo dicono anche i numeri. Dopo dieci partite è fermo a un gol ed un assist; invece, lo scorso anno aveva segnato già 2 reti e servito ben 5 assist.
Dopo il gol col Verona, insomma, l’esterno piemontese si è fermato. Lamesta sta chiaramente pagando lo scotto del salto in una categoria, dove si sta trovando di fronte difensori più esperti e smaliziati che riescono a limitarlo. Accelerazione e rapidità non bastano a saltare l’uomo e a creare superiorità numerica. Gli sta mancando anche precisione davanti alla porta: ne sono prova il sinistro debole parato da Pigliacelli col Catanzaro e il destro svirgolato allo Zini dopo il colpo di testa di Siatounis respinto da Fulignati. Il numero 11 non sta vivendo, ovviamente, con serenità il momento e si nota anche dal suo “body language”. È possibile che si accomodi in panchina sabato prossimo contro l’Avellino. Anche a Cremona Floro Flores ha proseguito con la “convivenza” Okereke-Cherubini.
L’ex Samp ha preso il posto proprio di Lamesta ad inizio ripresa, agendo sul lato destro dell’attacco, col nigeriano sul lato opposto; Floro li ha poi, ad un quarto d’ora circa dal 90’, invertiti di fascia. Da un cross dalla sinistra di Cherubini è nata l’occasione di Sernicola. Già nel finale della partita interna col Vicenza, Floro aveva schierato contemporaneamente in campo Okereke e Cherubini, entrambi poi lanciati dall’inizio ad Arezzo e riproposti per 24’ nel secondo tempo col Catanzaro. Il nigeriano continua a giocare a sprazzi: quando lo fa, spesso e volentieri, è determinante per il risultato, come ad Arezzo e col Verona. A Cremona anche lui, soprattutto nella ripresa, è stato inconcludente. Positivo l’ingresso di Cherubini, in grado sempre di dare la scossa quando si alza dalla panchina.





