Calcio
Trapani, la storia sta per ripetersi. Destino del club siciliano appeso a un filo: o Antonini paga e ripiana tutto oppure esclusione inevitabile
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Non c’è pace in serie C: dopo l’esclusione a campionato in corso di Taranto e Turris lo scorso anno, ora incombe il caso Trapani. Il club di Antonini rischia di scomparire dal calcio come già è successo con la squadra di basket. Giovedì 22 gennaio la parola al tribunale federale (Tfn) della Figc che dovrà decidere la sorte del Trapani, già superpenalizzato da inizio stagione. La discussione verterà su un contenzioso che il presidente Antonini, professione broker, ha con l’Agenzia delle Entrate. Se l’avventura del club siciliano dovesse finire adesso stravolgerebbe la classifica, cosa successa, purtroppo, troppe volte in passato. E a pagare lo scotto più pesante sarebbe il Benevento, unica squadra tra le prime cinque della classifica ad aver battuto i granata (2-0 al Vigorito nello scorso mese di settembre con le reti di Pierozzi e Manconi). Questo significa che il campionato sarebbe falsato nella lotta al primo posto, perché tutte le dirette concorrenti guadagnerebbero punti rispetto al Benevento. Con l’esclusione dei siciliani, ai giallorossi verrebbero tolti 3 punti, a Catania, Salernitana e Cosenza soltanto uno, alla Casertana (sconfitta dal Trapani), addirittura nessuno. Una vergogna assoluta che replicherebbe quanto già accaduto lo scorso anno a vantaggio dell’Avellino, sempre nel girone C della Serie C nel momento topico della stagione, con l’avallo delle istituzioni calcistiche che hanno deciso di cambiare il regolamento secondo cui i risultati del girone d’andata acquisiti sul campo dalla squadra esclusa, andavano cristallizzati. Ebbene da qualche anno a questa parte, per una scelta che definire cervellotica è puro eufemismo, viene cancellato ogni singolo risultato. E pensare che il Trapani non è mai stata una squadra materasso. In casa, finora, gli uomini di Aronica non hanno mai perso e sono stati sempre competitivi.
Il Trapani sta comunque già falsando il campionato: con quale spirito il Sorrento domani affronterà i siciliani ben sapendo che questa partita la prossima settimana potrebbe diventare inutile e irrilevante ai fini della classifica?
E dire che quest’anno la stagione della Lega Pro era cominciata in maniera positiva. Con numeri incoraggianti: 120.000 spettatori in più nel girone di andata della Serie C Sky Wifi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un incremento, in termini percentuali, dell‘8,6%, con un milione e 575mila unità paganti e abbonati in confronto al milione e 451mila della passata stagione. Prendendo a riferimento il campionato 2022-23, il flusso di spettatori in Serie C è cresciuto addirittura del 49%. Ma adesso c’è forte preoccupazione in Lega che la situazione del Trapani posa creare (di nuovo) un danno d’immagine, e non solo, al campionato. La Lega di C ha iniziato un lungo e complicato percorso per dare maggiore stabilità e credibilità al sistema. Il presidente Matteo Marani, in sintonia con il n.1 della Figc, Gabriele Gravina, sta portando avanti il discorso degli “indicatori di liquidità” più rigidi per iscriversi al campionato. Il prossimo anno il salary cup sarà effettivo. Si cerca insomma di promuovere una gestione più responsabile dei bilanci da parte dei club.Ma non sempre, come si è visto, è possibile…
Nel mezzo della tempesta intanto, Valerio Antonini si è sfogato in diretta a Sestarete tv parlando di Trapani. E non ha risparmiato nessuno. Mentre si registra il disastro sportivo dello Shark Trapani di basket, e si preannuncia quello della squadra di calcio, si è descritto come assediato, tradito dalle istituzioni locali e abbandonato da una piazza che fino a poco tempo fa lo osannava.
Antonini non si nasconde dietro un dito quando si tratta di analizzare le cause del dissesto, ma inquadra le sue colpe esclusivamente come un eccesso di buona fede. «Innanzitutto ho commesso grandissimi errori di superficialità e di confidenza eccessiva verso gli altri», ammette, per poi lanciare accuse pesantissime verso figure chiave della città.
Il primo bersaglio è l’amministrazione locale: «Mi sono fidato del sindaco, che mi ha teso, non so se volontariamente o involontariamente, tanti tranelli presentandomi personaggi ai borderline». Non meno grave l’accusa al proprio entourage tecnico riguardo alle operazioni finanziarie contestate: «È stata una superficialità dare fiducia al mio commercialista che ci ha proposto quell’operazione dei crediti che poi si sono rivelati inesistenti».
Alla domanda se si senta solo, la risposta è lapidaria: «Sono assolutamente solo». Antonini descrive un clima di isolamento rotto solo dalla presenza di pochi collaboratori fedeli, mentre il rapporto con la città sembra ormai compromesso. L’amarezza è palpabile quando parla del credito morale che pensava di aver acquisito: «Si è sciolto come un gelato al sole non appena ci sono state le prime difficoltà». Il presidente rifiuta di lanciare messaggi distensivi alla tifoseria, citando episodi che hanno coinvolto la sua sfera privata: «Il tifoso granata m’ha insultato nell’ultima partita spudoratamente. Definirei quella parte di tifoseria abietta, assolutamente volgare». Racconta di insulti rivolti alla famiglia e ai figli piccoli davanti a scuola, definendoli «cose di una porcheria senza precedenti».
Le conseguenze di questa vicenda, secondo Antonini, andranno ben oltre il suo caso personale, segnando una pietra tombale sull’attrattività economica del territorio. «Credo che non verrà mai più nessun imprenditore a investire in Sicilia, di questo io ne sono convinto. E certamente non nella provincia di Trapani».
L’intervista si è chiusa con un attacco durissimo al sistema sportivo italiano. Antonini non usa mezzi termini: «La giustizia sportiva non esiste secondo me. È una pagliacciata senza precedenti e spero che la Corte di giustizia europea la cancelli completamente». Secondo il patron, il sistema attuale è viziato alla radice: «È composta da giudici nominati dai presidenti federali […] che eseguono esclusivamente ordini nell’interesse massimo delle federazioni». La sua speranza è riposta nelle normative europee e nella recente sentenza Agnelli, auspicando che la giustizia sportiva venga «cancellata perché è solo una buffonata». L’unica priorità dichiarata da Antonini non è il riscatto sportivo o il rapporto con i fan, ma la propria riabilitazione personale: «In questo momento non me ne frega assolutamente nulla se non di ristabilire la verità dei fatti».





