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Calcio

Strega, Carli e Padella: “Mercato, centrati tutti gli obiettivi”. Ma le domande restano: ora la parola passa al campo

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Il mercato è finito, le liste sono state consegnate e adesso non ci sono più margini per intervenire: niente correzioni in corsa, nessuna aggiunta e nessuna casella da liberare. Il Benevento ha chiuso la finestra estiva con 11 acquisti e 16 cessioni, consegnando ad Antonio Floro Flores una rosa profondamente rinnovata ma che, a loro parere, rispecchia fedelmente il progetto delineato durante l’estate. È da qui che sono partiti Marcello Carli ed Emanuele Padella nella conferenza stampa di bilancio, chiamati a illustrare e soprattutto a difendere le scelte compiute. Un confronto tutt’altro che scontato, nel quale le domande dei giornalisti sono state pressanti, anche perché si avverte la sensazione, forte, che in alcuni ruoli si sarebbe potuto agire meglio e in maniera diversa. Ma ormai il mercato è alle spalle e non si torna indietro. A questo punto, inevitabilmente, sarà il campo a stabilire chi avrà avuto ragione.

Carli e Padella non hanno arretrato di un millimetro rispetto alla linea societaria. Al contrario, hanno rivendicato con decisione il lavoro portato avanti, sostenendo che tutti gli obiettivi fissati all’inizio della sessione siano stati centrati. Una posizione netta, che fotografa anche la distanza tra la lettura della società e quella di una parte dell’ambiente. Per la dirigenza, infatti, la rosa consegnata a Floro Flores non presenta lacune rispetto a quanto era stato programmato; per una parte della critica, invece, alcune caselle avrebbero potuto essere occupate in maniera differente o ulteriormente rinforzate. Due valutazioni diverse sullo stesso mercato, una distanza che non sarà una conferenza stampa a colmare. Serviranno le partite.

Il punto di partenza, del resto, era stato fissato con chiarezza: consolidare il Benevento dopo tre stagioni in Serie C, con la salvezza individuata come obiettivo primario e imprescindibile. Carli lo ha ribadito senza lasciare spazio a interpretazioni, spiegando anche il percorso seguito per arrivare alle scelte definitive. Il lavoro è partito dall’area scouting, coordinata da Padella, con i profili individuati e sottoposti alla valutazione della struttura societaria, prima di essere condivisi con tutte le componenti del club, allenatore e presidente compresi. Un processo collegiale nel quale, ha sottolineato Carli, ogni operazione è stata attentamente analizzata e poi avallata prima di essere portata a compimento.

La parola chiave, dunque, è stata funzionalità. Non comprare per il semplice gusto di aggiungere elementi alla rosa, ma individuare giocatori ritenuti realmente compatibili con le idee tattiche e tecniche di Floro Flores. In questa logica si inseriscono anche alcune operazioni concluse senza esborso per il cartellino, come quella di Dalle Mura, profilo considerato di valore dalla società e capace di portare in dote un bagaglio di 103 partite da titolare. Padella ha invece insistito sul concetto di appartenenza, spiegando come l’intenzione fosse quella di migliorare la squadra senza spezzare il filo con il gruppo della passata stagione: 16 gli elementi confermati, proprio per conservare una componente di calciatori che conosce già l’ambiente, la piazza e il peso della maglia giallorossa.

Rinnovare, dunque, senza azzerare. È stato questo uno degli equilibri sui quali il Benevento ha costruito la propria strategia estiva. Un equilibrio che comprende anche la scommessa sui giovani, altro elemento rivendicato da Carli come parte integrante del progetto. L’idea è quella di far crescere i ragazzi già presenti in rosa, mettendoli nelle condizioni di giocarsi le proprie carte e di avere spazio per esprimersi, anziché occupare sistematicamente ogni casella con nuovi acquisti. Una filosofia che aiuta a spiegare anche alcune scelte che, osservate dall’esterno, possono essere apparse meno aggressive rispetto alle aspettative di una parte della tifoseria.

All’interno di questo quadro, Sernicola, Beruatto e Okereke rappresentano alcuni degli innesti individuati per alzare il livello della squadra in termini di esperienza, mentalità e affidabilità. Padella ha difeso con forza soprattutto i due esterni, respingendo le perplessità emerse attorno ai loro arrivi. «Ne ho sentite tante su Sernicola», ha sottolineato, ribadendo il valore di un calciatore che vanta anche esperienza in Serie A. Lo stesso discorso, nella sua lettura, vale per Beruatto. Il principio è chiaro: una retrocessione non può diventare automaticamente una sentenza sul valore di un giocatore. Il rendimento di una stagione, soprattutto in un contesto collettivo, non cancella qualità, esperienza e percorso.

Ora, però, le valutazioni lasciano spazio alle verifiche. La società ha consegnato la propria risposta attraverso il mercato; chi osserva dall’esterno ha espresso le proprie perplessità su alcune scelte. Il confronto è aperto, ma il mercato non lo è più. La rosa è questa, le liste sono definitive e Floro Flores dovrà trovare al suo interno soluzioni, equilibri e risposte. Sarà il campionato, molto più di qualsiasi conferenza stampa, a dire se gli obiettivi sono stati davvero centrati.

Poi c’è Verdi, sul quale Carli ha ribadito la fiducia totale. La società è convinta che possa dare qualità alla squadra e che la sua assenza, dovuta all’infortunio, sia soltanto una parentesi sfortunata. Quando tornerà a disposizione, secondo il direttore tecnico, sarà un elemento in grado di incidere.

Eppure, mentre la dirigenza difendeva il proprio operato, dalla sala stampa arrivavano domande che raccontavano un’altra sensibilità. Sono state tirate in ballo alcune trattative che, secondo Padella, semplicemente non sarebbero esistite. Bellich, Pontisso, Iannoni, Di Serio: nomi che il direttore sportivo ha sostanzialmente derubricato a ricostruzioni esterne, con una sola significativa concessione sul caso Di Serio: “Ci abbiamo pensato”. Una risposta che, volendo leggerla con un pizzico di ironia, potrebbe essere tradotta così: alcune trattative non c’erano, altre magari non c’erano ma erano state pensate. Il mercato, del resto, è anche questo: ciò che per chi sta fuori è una trattativa, per chi sta dentro può essere soltanto una telefonata, un sondaggio, un’idea, una possibilità valutata e poi accantonata. Resta però il fatto che quei nomi non sono comparsi dal nulla e che, almeno a livello di interesse e ragionamento, qualche pista evidentemente era stata presa in considerazione.

La questione più delicata riguarda probabilmente l’attacco. Il Benevento non ha acquistato quella che comunemente viene definita una prima punta pura, e Padella lo ha spiegato chiaramente: Okereke può giocare praticamente dappertutto nel fronte offensivo, ma non era mai stata impostata la ricerca di un centravanti tradizionale. La società ha creduto in Salvemini e Mignani e ha preferito aggiungere un giocatore dalle caratteristiche diverse, capace di agire da seconda punta, sottopunta o esterno. È una scelta precisa, non una dimenticanza secondo la dirigenza.

Allo stesso modo è stata difesa la decisione di confermare Vannucchi. Carli e Padella hanno parlato del portiere come di un elemento centrale nello spogliatoio, un leader per atteggiamenti, professionalità e modo di allenarsi. La Serie B, secondo loro, se la merita. E dunque nessun dubbio, nessuna concorrenza costruita artificialmente: il numero uno era e resta Vannucchi.

L’ultimo movimento, Mannini, è invece la fotografia della duttilità ricercata dal Benevento. Carli ha spiegato che il giovane della Roma è stato scelto proprio perché può coprire più ruoli e perché l’operazione consentiva di intervenire senza stravolgere ulteriormente l’organico. L’idea iniziale della Roma prevedeva anche un controriscatto, clausola che il Benevento è riuscito a eliminare. Mannini può essere utilizzato sulla fascia, può dare una mano in altre zone e soprattutto permette di assorbire l’assenza di Romano.

Padella ha rivendicato anche il viaggio a Milano degli ultimi giorni: si è andati per prendere Mannini e Mannini è arrivato. Ma non soltanto. L’operazione serviva anche a sistemare una questione di lista, con l’obiettivo di reinserire Simonetti, atteso nuovamente in gruppo a fine settembre. Anche qui, dunque, una scelta tecnica intrecciata a una necessità regolamentare.

La rosa che ne è uscita, secondo i due dirigenti, è pienamente coerente con il calcio di Floro Flores. Beruatto è stato scelto perché è un terzino classico, altri giocatori per la loro capacità di interpretare più ruoli. E quando sono state sollevate perplessità sulla mancanza di un centrocampista di gamba o di un vero sostituto di Maita, Padella ha risposto ricordando la profondità già presente: Prisco, giocatore richiesto da mezza Europa, Kouan, Talia, Mannini e lo stesso Simonetti. La logica è quella di non costruire una rosa di doppioni perfetti, ma di mettere a disposizione dell’allenatore caratteristiche diverse e più soluzioni.

Anche sul cosiddetto vice-Prisco la posizione è stata netta: non è stata individuata una copia del metodista e, soprattutto, non la si è ritenuta necessaria. La risposta è stata affidata alle alternative interne e alla capacità del tecnico di trovare soluzioni differenti.

Il punto, però, resta quello con cui la conferenza era cominciata: per la società il mercato ha centrato gli obiettivi, per l’ambiente resta la curiosità di capire se quegli obiettivi fossero sufficientemente ambiziosi. È una differenza importante, perché non mette necessariamente in discussione la bontà dei singoli acquisti, ma la completezza complessiva della rosa rispetto alle esigenze della Serie B.

Carli, anzi, ha ammesso di essere rimasto “esterrefatto” dalla negatività percepita dopo le prime due partite. Il direttore tecnico ha rivendicato prestazioni serie contro Modena e Sudtirol, sostenendo che il Benevento avrebbe meritato di più. E ha riconosciuto che migliorare è necessario, ma non ha nascosto il suo stupore di fronte a una lettura che ha percepito come eccessivamente pessimistica.

È qui che si incrociano le due versioni della stessa storia. Da una parte una società convinta di aver costruito una squadra coerente con il progetto, di aver centrato gli obiettivi e di aver mantenuto una forte componente di appartenenza. Dall’altra un ambiente che, dopo tre anni di Serie C, avrebbe forse voluto vedere uno sforzo ancora maggiore per affrontare una categoria difficile come la B. Le domande incalzanti della conferenza stampa sono state proprio il termometro di questa aspettativa.

Ma adesso non ci sono più telefonate, sondaggi, nomi, voci o trattative. Il mercato è chiuso. Non ci sono più alibi né possibilità di correggere il tiro attraverso un nuovo acquisto. Restano Vannucchi, Sernicola, Beruatto, Dalle Mura, Okereke, Cherubini, Verdi, Mannini e tutti gli altri elementi scelti dalla società. Restano soprattutto le idee di Floro Flores.

Carli e Padella hanno difeso fino in fondo le loro scelte. Hanno detto di aver raggiunto tutti gli obiettivi che si erano prefissati. Adesso spetta al campo stabilire se quegli obiettivi fossero quelli giusti e se la squadra costruita sarà sufficiente per centrare quello dichiarato come primario assoluto: la salvezza. Le parole, da oggi, contano inevitabilmente un po’ meno. Cominciano a contare i punti.

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