Calcio
Guerriglia a Lecco prima della sfida play-off col Catania. Bombe carta, fumogeni, spranghe e catene: 4 persone in ospedale, una in codice rosso
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Doveva essere una giornata di sport, di passione e di festa sugli spalti per una delle sfide più avvincenti dei playoff di Serie C. Si è trasformata invece in un pomeriggio di paura, tensione e guerriglia urbana. Prima del match tra Lecco e Catania, valido per la fase nazionale degli spareggi promozione, la città lombarda è stata teatro di violenti scontri tra gruppi ultras, culminati con feriti, cariche, lancio di oggetti e un massiccio intervento delle forze dell’ordine.
Secondo le ricostruzioni emerse nelle ore successive ai fatti, il contatto tra le due tifoserie sarebbe avvenuto nei pressi dell’area di accesso allo stadio Rigamonti-Ceppi. Un vero e proprio agguato, stando a quanto riferito da diversi testimoni e dalle prime informazioni raccolte dagli investigatori della Digos, con gruppi organizzati entrati in collisione in maniera improvvisa e violentissima. A farne le spese non solo gli ultras coinvolti, ma anche cittadini e residenti, rimasti sconvolti dalle scene viste in strada.
Momenti di altissima tensione si sono registrati quando sono volati bastoni, bottiglie, fumogeni e altri oggetti contundenti. Alcuni tifosi sarebbero rimasti feriti negli scontri, mentre le forze dell’ordine hanno dovuto effettuare interventi rapidi per evitare conseguenze ancora più gravi. Fondamentale l’azione di contenimento della polizia, che ha impedito che gli incidenti degenerassero ulteriormente nei pressi dell’impianto sportivo.
Le immagini circolate sui social e riprese da diversi organi di informazione mostrano scene impressionanti: gruppi di tifosi che corrono per le strade, cariche improvvise, persone che cercano riparo e un clima da vera e propria battaglia urbana. Video che in poche ore hanno fatto il giro del web, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza negli stadi e sulla gestione delle trasferte considerate ad alto rischio.
L’episodio ha inevitabilmente macchiato una partita importantissima sul piano sportivo. Il confronto tra Lecco e Catania rappresentava infatti uno degli incroci più affascinanti del tabellone playoff di Serie C, con due piazze caldissime e storiche del calcio italiano pronte a giocarsi l’accesso alle semifinali. Invece, ancora una volta, la cronaca ha finito per oscurare il campo.
Durissima la reazione del mondo politico e istituzionale locale. Nelle ore successive agli incidenti sono arrivate richieste di chiarimenti sulla gestione dell’ordine pubblico e interrogativi su come sia stato possibile che le due tifoserie siano riuscite a entrare in contatto in maniera così diretta. Una lettera pubblica diffusa da ambienti lecchesi ha espresso forte preoccupazione per quanto accaduto, chiedendo maggiore prevenzione e controlli più efficaci in occasione di eventi sportivi di tale portata.
Gli investigatori stanno ora analizzando filmati delle telecamere di sorveglianza e video diffusi online per identificare i responsabili. Non si escludono provvedimenti pesanti, tra Daspo e denunce, nei confronti di chi ha preso parte agli scontri. La Digos continua a lavorare per ricostruire con precisione la dinamica degli incidenti e comprendere se vi fosse stata una pianificazione preventiva dell’agguato. Ci sarebbe un tifoso del Lecco ferito trasportato al Pronto Soccorso in codice rosso, altri due tifosi etnei finiti in ospedale, contuso anche un passante che nulla aveva a che vedere con il calcio e il tifo. In ambienti catanesi sostengono che l’agguato sia partito dai tifosi del Lecco, supportati da alcuni ultras del Varese, ai danni dell’ultimo pulmino della carovana che trasportava i supporters siciliani. Ma in Lombardia sostengono una versione differente e cioè che una parte dei tifosi dei Catania viaggiasse verso lo stadio su alcuni pulmini con portelloni aperti in modo minaccioso e provocatorio e da lì sarebbe scoppiato il finimondo.
Resta l’amarezza per una serata che avrebbe dovuto raccontare soltanto il fascino dei playoff e la passione di due tifoserie storiche. Invece, ancora una volta, il calcio italiano si ritrova a fare i conti con episodi di violenza che nulla hanno a che vedere con lo sport.





