Calcio
Il valzer dei bomber: la Serie B cambia faccia in attacco mentre il Benevento sceglie la continuità. Ma l’ultima parola spetta al campo
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Il mercato della Serie B ha avuto il suo ultimo grande valzer soprattutto davanti. Per settimane le società hanno cercato, sondato, aspettato, alzato e abbassato il tiro, prima di piazzare negli ultimi giorni i colpi destinati a cambiare il volto dei rispettivi reparti offensivi. Un giro di attaccanti che ha coinvolto praticamente mezza cadetteria e che, come spesso accade, si è acceso proprio quando il gong del mercato iniziava ad avvicinarsi. La sensazione è che molti club abbiano preferito aspettare l’occasione giusta, lasciando che incastri e richieste economiche trovassero la soluzione soltanto nella parte finale della sessione. Gli addetti ai lavori, a metà agosto, fotografavano un mercato del gol ancora bloccato, con diversi centravanti in attesa della sistemazione definitiva.
Il colpo che ha fatto più rumore è stato quello di Matteo Brunori. L’Ascoli ha pescato dal Palermo uno degli attaccanti più esperti e prolifici della categoria, portandolo nelle Marche con la formula del prestito con diritto di riscatto. Un’operazione pesante per una squadra che ha deciso di affidarsi a un bomber di comprovata affidabilità per affrontare il ritorno in Serie B.
Il Pisa, invece, ha costruito un attacco dalle ambizioni importanti. Prima Andrea Petagna, arrivato dal Monza, poi Filippo Pittarello dal Catanzaro, al termine di una trattativa diventata una vera corsa contro il tempo. Due prime punte con caratteristiche differenti ma accomunate dall’esperienza e dalla capacità di garantire peso offensivo: Petagna rappresenta il nome di maggiore esperienza, con un lungo passato in Serie A, mentre Pittarello arriva da una stagione da 12 gol e 7 assist con il Catanzaro.
Il Padova ha risposto con una doppietta di mercato nel reparto avanzato. Prima Luca Moro, tornato nella piazza dove era cresciuto calcisticamente e acquistato a titolo definitivo dal Sassuolo, poi Gabriele Artistico, strappato alla Lazio per una cifra che, secondo le ricostruzioni di mercato, si aggira sui 3,7 milioni di euro più bonus. Un investimento importante per costruire un attacco all’altezza delle ambizioni biancoscudate.
E poi c’è Walid Cheddira, uno dei nomi più pesanti del valzer. Il marocchino, dopo le esperienze con Lecce e Sassuolo, ha scelto l’Avellino, che ha investito circa 2,5 milioni di euro per assicurarsi un attaccante considerato una prima scelta assoluta per la categoria. È uno di quei giocatori capaci di spostare gli equilibri e di accendere una piazza.
Il Catanzaro ha puntato su Emanuele Pecorino, centravanti strutturato che nelle settimane precedenti era stato al centro di diversi intrecci di mercato. La Juve Stabia ha invece pescato dal Pescara Antonio Di Nardo, altro profilo molto seguito durante l’estate e per il quale i gialloblù hanno chiuso un’operazione da circa 1,5 milioni più bonus. Il suo nome era finito anche sui taccuini di altre società, a conferma di quanto fosse ricercato il profilo dell’attaccante abruzzese.
Il Mantova ha scelto Ettore Gliozzi, arrivato dal Modena con un contratto triennale, mentre il Vicenza, dopo una lunga ricerca e diversi nomi valutati, ha trovato in Silvio Merkaj la soluzione per completare il reparto offensivo. Anche in questo caso si tratta di un attaccante che per settimane era rimasto dentro un intricato intreccio di mercato.
E non finisce qui, perché nel valzer delle punte rientrano anche altri movimenti significativi: Leonardo Mancuso ha lasciato il Mantova per approdare all’Arezzo proprio nell’ultimo giorno utile, mentre Caleb Ekuban ha scelto il Verona da svincolato, aggiungendo esperienza e fisicità a un reparto che cercava un riferimento di categoria.
Insomma, il denominatore comune è abbastanza evidente: aspettare. Aspettare che si liberasse il giocatore giusto, che scendessero le pretese dei club proprietari, che si aprisse una casella o che un’altra trattativa producesse l’effetto domino necessario. È stato un mercato a incastri, nel quale una punta che si muoveva ne liberava immediatamente un’altra e cambiava la geografia degli attacchi di tutta la categoria. Il Pisa con Petagna e Pittarello, il Padova con Moro e Artistico, l’Ascoli con Brunori, l’Avellino con Cheddira, il Catanzaro con Pecorino, la Juve Stabia con Di Nardo, il Mantova con Gliozzi, il Vicenza con Merkaj: tante piazze hanno aspettato il momento giusto per piazzare il colpo.
In questo scenario il Benevento rappresenta una delle eccezioni. La Strega ha scelto una strada diversa, quella della continuità, decidendo di non cambiare il proprio centravanti di riferimento rispetto alla scorsa stagione. Una scelta precisa, maturata nella convinzione che il reparto avesse già le risorse per affrontare la Serie B senza dover necessariamente andare alla ricerca di un nuovo numero nove negli ultimi giorni di mercato.
L’arrivo di David Okereke aggiunge certamente qualità, velocità e imprevedibilità al reparto offensivo giallorosso. Ma proprio qui sta il punto: Okereke non è una prima punta classica. È un attaccante molto forte, capace di giocare alle spalle del centravanti, da seconda punta e, all’occorrenza, anche largo. Può essere un sottopunta, può partire dall’esterno, può attaccare la profondità e può dialogare con una punta di riferimento, ma non nasce come il tradizionale bomber d’area al quale consegnare sulle spalle il peso esclusivo della finalizzazione.
Ed è questa la particolarità della scelta del Benevento rispetto al valzer che ha coinvolto quasi tutte le altre protagoniste della Serie B. Mentre tante società hanno cercato il loro bomber e hanno atteso fino all’ultimo per trovarlo, la Strega ha deciso di non entrare nella danza delle prime punte. Ha preferito puntare sulle certezze già presenti in organico come Salvemini e Mignani e aggiungere un giocatore come Okereke, che può dare qualcosa di diverso e aumentare le soluzioni offensive.
Ora sarà il campo a dire chi avrà avuto ragione. Perché in Serie B il bomber può essere quello che arriva sul gong, quello che conosce già l’ambiente o quello che semplicemente trova la stagione giusta. Il mercato ha consegnato una lunga lista di nomi pesanti, ma adesso comincia la parte più difficile: trasformare i colpi sulla carta in gol, punti e salvezze. E il Benevento, proprio mentre gli altri facevano girare il valzer degli attaccanti, ha scelto di restare fermo sulla propria casella, affidandosi alla continuità e a un Okereke chiamato non tanto a fare il nove, quanto ad aggiungere imprevedibilità e qualità a ciò che già c’era.





