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Calcio

Una lunga storia d’amore: 20 anni di Oreste Vigorito da presidente del Benevento. Dal 17 marzo 2006 tra gioie e dolori, cadute e risalite sempre “Insieme”

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Il 17 marzo 2006 non è una data qualsiasi nella storia del Benevento Calcio. È il giorno in cui è iniziata una delle presidenze più lunghe e significative del calcio italiano. Quella sera, un venerdì, Oreste Vigorito e suo fratello Ciro Vigorito decisero di prendere sulle proprie spalle il destino della Strega.

La società era allora nelle mani dell’imprenditore biellese Older Tescari, che l’aveva rilevata grazie al cosiddetto Lodo Petrucci ma che, dopo pochi mesi, si trovava già in forte difficoltà. Fu nella sede della Provincia di Benevento, alla presenza del presidente Carmine Nardone, che Oreste pronunciò una frase rimasta nella memoria collettiva del calcio sannita: «Se vogliamo acquistare il Benevento mettiamoci una mano davanti agli occhi, i conti li faremo dopo».

Da quella scelta, quasi istintiva, è nata una storia lunga vent’anni, fatta di ambizione, sacrifici e sogni realizzati.

Una presidenza tra le più longeve del calcio italiano

Vent’anni alla guida della stessa società non sono un dettaglio nel calcio moderno. Anzi, rappresentano un’eccezione. Nel panorama professionistico italiano, pochi presidenti possono vantare una continuità simile: tra questi Aurelio De Laurentiis al Napoli (dal 2004) e Antonio Percassi all’Atalanta (con due lunghi cicli). In questo ristretto gruppo di dirigenti capaci di segnare un’epoca, il nome di Oreste Vigorito occupa ormai un posto stabile.

Il suo arrivo cambiò profondamente il volto del Benevento. All’epoca la squadra militava in Serie C2 e la città viveva un paradosso: era l’unico capoluogo di provincia della Campania a non aver mai conosciuto la Serie B.

Dalla C alla storia: l’epopea giallorossa

Il percorso non fu immediato. Nei primi anni arrivarono delusioni cocenti: semifinali e finali playoff perse, come quella del 2009 contro il FC Crotone o le eliminazioni nelle stagioni successive. Ma la tenacia della famiglia Vigorito non venne mai meno.

Il 13 aprile 2008 il Benevento tornò in Serie C1, primo passo di una scalata che sembrava destinata a compiersi prima o poi. Nel frattempo la città imparava a riconoscersi sempre più nella sua squadra.

Nel 2010, però, arrivò anche uno dei momenti più dolorosi: la scomparsa di Ciro Vigorito, amministratore delegato e anima del settore giovanile. Pochi mesi dopo lo stadio Santa Colomba venne intitolato proprio a lui, diventando ufficialmente lo Stadio Ciro Vigorito.

Il sogno che diventa realtà

Il sogno inseguito per anni si materializzò finalmente il 30 aprile 2016, quando il Benevento allenato da Gaetano Auteri conquistò la prima storica promozione in Serie B.

Ma il bello doveva ancora venire. Poco più di un anno dopo, il Benevento di Marco Baroni compì l’impresa più incredibile: la promozione in Serie A. Una favola sportiva che sembrava uscita da un film.

La prima esperienza nella massima serie regalò comunque momenti indimenticabili, come il pareggio contro il AC Milan firmato nel recupero dal portiere Alberto Brignoli, primo punto della storia giallorossa in A.

L’anno dei record

Se la prima promozione fu una favola, la seconda fu una dimostrazione di forza. Nella stagione 2019-2020 il Benevento guidato da Filippo Inzaghi dominò il campionato di Serie B stabilendo numerosi primati: 18 punti di vantaggio sulla seconda; miglior attacco con 67 reti; 26 vittorie; appena 4 sconfitte. Una cavalcata celebrata anche con una maglietta simbolo: “A suon di record”.

Tra cadute e rinascite

Il calcio, però, somiglia alla vita. Accanto alle gioie arrivano inevitabilmente anche le delusioni. La retrocessione dalla Serie A, gli anni altalenanti in cadetteria e infine il ritorno in Serie C hanno rappresentato momenti difficili.

Eppure Vigorito non ha mai smesso di crederc. Spesso ha ripetuto due frasi che raccontano bene il suo carattere: “Solo chi cade può risorgere» e «Io non faccio un passo indietro neanche per prendere la rincorsa”, citazione di Che Guevara.

L’ultima sfida

A vent’anni dall’inizio di questa avventura, il Benevento è di nuovo vicino a un traguardo importante. La squadra costruita dal direttore sportivo Marcello Carli, dopo la scelta coraggiosa di esonerare Auteri amatissimo dalla piazza e affidare la panchina a Antonio Floro Flores, sta dominando il campionato di Serie C e vede all’orizzonte il ritorno in Serie B.

Una stagione in cui il presidente è tornato ad essere presenza costante accanto alla squadra, riaprendo i cordoni della borsa e dimostrando ancora una volta quanto tenga al progetto giallorosso.

“Insieme”, la parola chiave

Se si chiede a Vigorito di riassumere questi vent’anni, lui parte sempre da una parola: insieme.

«Credo che “insieme” sia una parola chiave per l’umanità – ha spiegato più volte – anche se non tutti partono e arrivano insieme. Qualcuno resta per strada. Ma rinuncia a vivere un’esperienza».

È forse questa la sintesi perfetta di due decenni di calcio e passione. Vent’anni in cui il Benevento è passato dai campi polverosi della Serie C ai palcoscenici della Serie A, trasformandosi in una realtà stabile e rispettata del calcio italiano.

E mentre il presente guarda di nuovo alla Serie B, una cosa appare certa: la storia tra Oreste Vigorito e il Benevento non è soltanto quella di un presidente e di una squadra. È, prima di tutto, una lunga storia d’amore.

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