Calcio
Strega, ritorno alla vittoria dopo oltre un mese ma missione compiuta solo in parte: per completare l’opera serve l’impresa a Vicenza senza Maita
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“Missione compiuta, ma soltanto in parte. Perché l’1-0 maturato domenica sera al “Ciro Vigorito” consente ai giallorossi di arrivare ancora vivi all’ultima giornata, ma non basta per mettere la strada in discesa. Il Benevento è tornato alla vittoria dopo oltre un mese e sabato prossimo, 16 maggio, al “Romeo Menti”, servirà una vera impresa: battere il Vicenza in trasferta, con qualsiasi risultato, per alzare la Supercoppa di C. I biancorossi e la strega sono appaiati a quota 3 punti, ma i veneti sono avanti nella differenza reti. Il Benevento avrebbe dovuto vincere con almeno quattro gol di scarto contro l’Arezzo per potersi permettere anche un pareggio in Veneto. Così non è stato e adesso l’unica strada possibile conduce a una vittoria in uno degli stadi più difficili della categoria”. Lo scrive Il Mattino.
“Un campo – spiega il quotidiano – dove il Vicenza, in tutta la stagione, ha perso appena due volte: il 15 febbraio contro l’Alcione (0-1) e il 3 marzo contro il Trento (2-3). Numeri che raccontano perfettamente il livello della difficoltà che attende i sanniti. Eppure, proprio perché questa è stata una stagione straordinaria, il Benevento ha il dovere di crederci fino in fondo. Per chiudere il cerchio, per mettere il sigillo definitivo a un’annata dominata e per regalarsi un altro trofeo che avrebbe un peso simbolico importante in vista del ritorno in Serie B. Quella di Vicenza sarà molto più di una partita di Supercoppa: sarà un antipasto della cadetteria, una sfida tra due piazze calde, ambiziose e costruite per stare stabilmente nel calcio che conta. Contro l’Arezzo, Floro Flores ha scelto di affidarsi quasi completamente alla formazione tipo, apportando soltanto due variazioni rispetto all’undici considerato titolare: Romano al posto di Pierozzi e Caldirola per Saio. Scelte che hanno dato risposte differenti”.
“Positiva – prosegue il giornale – la prova di Caldirola, autore di una prestazione solida e autorevole al fianco di Scognamillo. Discorso diverso invece per Romano che ancora una volta non ha convinto da terzino destro. L’impressione è che il ruolo che meglio si adatti alle sue caratteristiche sia quello di braccetto in una linea a tre. Molto bene anche Vannucchi, attento sia tra i pali che nelle uscite. In avanti, il più brillante è stato ancora una volta Lamesta, confermandosi uomo capace di accendere la manovra con accelerazioni, strappi e qualità nell’uno contro uno. Da Della Morte, invece, era lecito aspettarsi qualcosa in più. Ancora in ombra anche Tumminello. L’attaccante continua a vivere un periodo complicato sotto porta e il digiuno da gol dura ormai da circa due mesi. Il lavoro per la squadra non manca mai: deve solo ritrovare il gol, magari proprio nella notte più importante della stagione a Vicenza”.
“Se il Benevento è tornato al successo, è grazie anche grazie – si legge ancora – al ritorno del tandem mediano Prisco-Maita. Con loro in cabina di regia, la squadra ha ritrovato equilibrio, intensità e capacità di gestione del ritmo. L’ammonizione del capitano però, pesa tantissimo. Era diffidato e salterà per squalifica la sfida decisiva del “Menti”. Ma salirà ugualmente in Veneto per alzare quella coppa in caso di impresa. La sfida contro l’Arezzo è stata anche una serata di amarcord e sentimenti. Tanti gli ex e tanti gli incroci emotivi che hanno reso particolare il prepartita. Bellissimo e sincero l’abbraccio tra Cristian Bucchi e Floro Flores, compagni ai tempi del Napoli. Così come intenso è stato il saluto tra Floro e Luca Antei, altro ex giallorosso, con cui l’attuale tecnico sannita ha condiviso tre stagioni al Sassuolo. E poi c’è il legame speciale con Aniello Cutolo. Lui e Floro Flores sono cresciuti insieme nel Rione Traiano, entrambi classe 1983, entrambi prodotti del vivaio del Napoli. Vent’anni fa giocarono anche insieme ad Arezzo in Serie B. Un’amicizia vera, rimasta intatta nel tempo. Lo stesso Floro Flores, a fine partita, è andato sotto il settore occupato dai tifosi amaranto per salutare i suoi ex sostenitori, ricevendo applausi sinceri e affettuosi. Uno di quei momenti che ricordano come il calcio sia fatto anche di memoria, rapporti umani e storie condivise”.





