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Calcio

Under 15, nel Fortore protesta choc in campo: l’allenatore fa sedere i ragazzi e la partita finisce tra polemiche e sanzioni

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Una partita sospesa per protesta, con i ragazzi invitati a sedersi in campo dal proprio allenatore. È un episodio destinato a far discutere quello avvenuto nel campionato giovanissimi provinciali Under 15, nella sfida tra Sporting Forchia e S. Giorgio La Molara 1992 A.P.S., e che riaccende i riflettori sul ruolo educativo dello sport, troppo spesso messo in secondo piano.

Secondo quanto riportato nel referto arbitrale, la gara è stata interrotta al 28° minuto del secondo tempo, sul punteggio di 4-0 per la formazione di casa. A determinare lo stop non è stato un episodio di gioco, ma una decisione clamorosa del tecnico dello Sporting Forchia, il quale, in disaccordo con una scelta arbitrale, ha ordinato ai propri calciatori di sedersi sul terreno di gioco, impedendo di fatto la prosecuzione dell’incontro.

Un gesto che ha portato al ritiro della squadra, formalizzato anche con una dichiarazione scritta in cui veniva attribuita al direttore di gara la responsabilità dell’interruzione. Una versione, però, che non ha trovato riscontro nelle valutazioni ufficiali.

Il giudice sportivo ha infatti ricostruito l’accaduto sottolineando la gravità del comportamento, soprattutto alla luce della categoria giovanile. Non solo una mancanza di rispetto nei confronti dell’arbitro, ma anche un atto profondamente antisportivo e diseducativo nei confronti degli stessi ragazzi, chiamati invece a crescere attraverso i valori dello sport.

Nel provvedimento si richiama esplicitamente l’articolo 53 delle Norme Organizzative Interne della FIGC, che impone alle squadre l’obbligo di portare a termine le gare iniziate: un principio fondamentale, violato in modo evidente nel caso in esame.

La decisione è stata quindi netta: sconfitta a tavolino confermata per lo Sporting Forchia con il punteggio di 4-0, ritenuto anche più penalizzante ai fini della differenza reti a favore del S. Giorgio La Molara 1992 A.P.S. A ciò si aggiungono un’ammenda di 25 euro, la penalizzazione di un punto in classifica e un’ulteriore sanzione di 75 euro per un comportamento definito altamente diseducativo.

Al di là delle sanzioni, resta però una riflessione più profonda. Nel calcio giovanile, la figura dell’allenatore non è soltanto quella di un tecnico chiamato a ottenere risultati, ma rappresenta un punto di riferimento educativo. È attraverso le sue scelte, i suoi atteggiamenti e il suo esempio che i giovani atleti imparano cosa significhi competere, rispettare le regole e riconoscere l’autorità dell’arbitro.

Protestare può far parte del gioco, ma trasformare il dissenso in un gesto plateale come l’abbandono del campo rischia di trasmettere un messaggio sbagliato: che le regole valgano solo quando ci danno ragione. Un principio pericoloso, soprattutto quando a recepirlo sono ragazzi in piena fase di formazione.

Il rispetto dell’avversario, dell’arbitro e del gioco stesso resta invece il fondamento dello sport. Ed è proprio su questi valori che si misura, prima ancora dei risultati, il lavoro di chi ha la responsabilità di guidare le nuove generazioni.

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