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Calcio

La forza silenziosa del Benevento: quando i campionati si vincono anche grazie a chi ha meno spazio e possibilità

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Nella promozione ci sono anche quei protagonisti meno appariscenti: calciatori che hanno accettato di buon grado il ruolo di comprimari o che hanno saputo sfruttare benissimo le chance concesse. “Questo campionato lo ha vinto chi ha giocato meno”, spesso Floro Flores ha voluto sottolineare l’importanza delle riserve nella cavalcata verso la B. Con la concorrenza di un bomber di razza come Salvemini, autore finora di 13 reti, era difficile per Guglielmo Mignani prendersi il posto da titolare. 
Ma l’attaccante senese è stato bravissimo a farsi trovare pronto, quando l’allenatore lo ha chiamato in causa: 8 i gol in 25 presenze, di cui appena 7 da titolare. Mignani, che nelle ultime due giornate mira ad arrivare in doppia cifra e che ha sempre messo piede in campo nelle ultime undici giornate, ha messo la firma sulla promozione (la sua seconda in carriere dopo quella in C con la Pianese nel 2024) con reti pesantissime: il momentaneo pari nella gara vinta col Crotone, la rete decisiva nel match contro il Potenza e soprattutto il gol vittoria nello scontro diretto col Catania. 

Nelle partite con Sorrento e Monopoli, in cui Floro ha scelto un inedito 4-4-2, il classe ’02 ha saputo anche dimostrare di integrarsi bene con Salvemini nei movimenti, senza pestarsi i piedi col compagno. A fare la differenza è stato il modo in cui Mignani ha accettato di non essere un titolarissimo: Floro ha spesso elogiato l’umore con cui affronta gli allenamenti, svelando come, dal suo arrivo, sia uno di quelli ad essere migliorato di più sul piano tecnico. Per prenderlo dalla Pianese il Benevento ha sborsato, in estate, una cifra importante – circa mezzo milione – e dunque la punta sarà un patrimonio anche in Serie B (ha un contratto fino al giugno 2028). 

Preziosissimo è stato anche l’apporto di Diego Borghini, uno dei leader silenziosi dello spogliatoio. L’ex Albinoleffe ha dimostrato grande forza mentale, assorbendo il passaggio da titolare a panchinaro, step accettato senza lesinare il massimo impegno in allenamento. Nelle prime tredici giornate, sotto la gestione Auteri, il difensore è stato un titolare indiscusso nella linea a tre, come braccetto sinistro, tanto da costringere l’allenatore ad alzare Ceresoli sulla linea dei centrocampisti e sacrificare in panchina Ricci. Il suo impiego è radicalmente cambiato dall’arrivo di Floro Flores, soprattutto in virtù della scelta di passare alla retroguardia a quattro, schieramento nel quale Borghini è meno abituato a disimpegnarsi. Il classe ’97, che in totale ha racimolato 1015’ in campo, ha giocato appena cinque partite nel girone di ritorno; l’unica gara da titolare l’ha giocata a Caserta, lo scorso 11 gennaio, vista l’assenza per squalifica di Scognamillo. Al Pinto il centrale disputò una partita perfetta, a conferma della sua totale affidabilità e professionalità. 

Ancor meno di Borghini, ha giocato invece Danilo Russo. L’espertissimo portiere (classe ’87), che ha vinto il suo terzo campionato in carriera dopo quelli con Spezia (2012) e Pro Vercelli (2014), ha disputato appena una gara – quella di Coppa a Giugliano ad ottobre – senza mai esordire in campionato, dove il padrone indiscusso dei pali è stato Vannucchi. Ma l’apporto di Russo è stato fondamentale nello spogliatoio, come guida per i calciatori più giovani e in particolare per il collega Esposito, di diciotto anni più giovane di lui. L’ex portiere del Giugliano sapeva benissimo, quando in estate ha accettato la chiamata del Benevento liberandosi dai gialloblù, dove ha giocato nelle ultime due stagioni (domenica sarà dunque un ex), che avrebbe avuto un ruolo da comprimario, ma lo ha accettato di buon grado. Il prossimo 30 giugno Russo vedrà scadere il suo contratto (ad agosto scorso aveva firmato un annuale); va sottolineato però come il pipelet napoletano vanti una discreta esperienza in cadetteria, viste le 101 presenze racimolate con Vicenza, Spezia, Pro Vercelli, Venezia e Juve Stabia.

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