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Calcio

Dallo stadio Arechi al Parco De Mita: le emozioni di una Pasquetta giallorossa che resterà nella storia e nel cuore della città

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C’è chi controlla la cottura della carne e chi, ogni trenta secondi, aggiorna il risultato sul telefono. A Benevento, oggi, la Pasquetta ha cambiato significato: meno gite fuori porta, più cuori in gola. È la Pasquetta dell’attesa, della scaramanzia, dei gruppi WhatsApp che esplodono a ogni azione. È la Pasquetta di un sogno che può diventare realtà.

Allo stadio Arechi il colpo d’occhio non è quello delle grandi occasioni, e pure il settore ospiti racconta un’altra storia: appena 250 tifosi giallorossi presenti, a fronte dei canonici 2500. Una limitazione che pesa, che lascia fuori migliaia di appassionati. Ma quel vuoto sugli spalti si riempie altrove, si moltiplica nelle piazze, nelle case, nei bar, nei cortili del capoluogo sannita.

Il cuore giallorosso pulsa in tutta la città e in provincia. Barbecue accesi, tavolate improvvisate, famiglie riunite e occhi fissi su televisioni, tablet e smartphone. Nessuno vuole perdersi nulla. Perché non c’è solo Salernitana-Benevento: c’è anche Catania-Picerno, l’altra partita che può cambiare il destino.

Al Parco De Mita, in pieno centro, sono in migliaia. Un evento spontaneo che si trasforma in una bolgia giallorossa: cori, bandiere, tensione che si taglia con il coltello. Ogni azione viene vissuta come allo stadio, ogni risultato aggiornato in tempo reale genera boati o sospiri.

È un’attesa lunga, carica, quasi irreale. Il tempo sembra dilatarsi, i minuti non passano mai. È il peso di una stagione intera che si concentra in novanta minuti. Una cavalcata esaltante, fatta di sacrificio, continuità e identità, che ora chiede solo il sigillo finale.

E poi arrivano le notizie da Catania, prima etnei in vantaggio, poi il Picerno la ribalta. L’incastro di risultati, quello che tutti aspettavano, comincia a materializzarsi. Rigore per il Benevento, Salvemini impallina Donnarumma pescando l’angolino.

Il Benevento è matematicamente promosso in Serie B. Per un attimo c’è silenzio, quasi incredulità. Poi esplode tutto. Un boato attraversa la città, rimbalza tra i palazzi, corre nelle strade, nei bar, nelle case. È un’esplosione di gioia pura. Abbracci, lacrime, cori. Il sogno a lungo cullato diventa realtà.

Al Parco De Mita è festa totale, una marea giallorossa che canta senza sosta. In provincia è lo stesso: clacson, bandiere, gente in strada. È un popolo che si ritrova, che si riconosce, che celebra. All’Arechi, prima sul campo e poi negli spogliatoi, è un’altra partita: quella della gioia. Secchi d’acqua che volano, docce improvvisate, urla liberatorie. Floro Flores viene portato in trionfo, simbolo di un gruppo che ha saputo trasformare le difficoltà in forza. Fuori dal “Ciro Vigorito”, intanto, i tifosi aspettano il pullman della squadra. Vogliono esserci, vogliono vedere da vicino quegli eroi di una stagione indimenticabile.

Quando il torpedone giallorosso arriva, è un’esplosione di entusiasmo: cori, fumogeni, bandiere. È il Benevento che abbraccia la sua gente. È la fine di un viaggio lungo e intenso. Ma è anche l’inizio di qualcosa di nuovo. Perché questa non è solo una promozione. È la vittoria di una comunità, di un’identità, di una squadra che ha saputo far sognare. E oggi, quel sogno, ha il sapore dolcissimo della Serie B.

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